E’ diventato la parola d’attualità più inflazionata degli ultimi anni, ma cos’è davvero il “sovranismo“? Un neologismo di nuovissimo conio che è sempre più spesso evocato nel dibattito pubblico, come protagonista delle vicende politica nazionali, europee e mondiali. Esso descrive un fenomeno all’apparenza di lettura immediata, ma che comprime un concetto ben più complesso e che ne prevarica l’immediato significato letterale.
Sicuramente il sovranismo è agitato come vessillo da fenomeni politici dal travolgente successo elettorale e ideologico, apparentemente di buon senso, in quanto traduzione in prassi dei concetti di democrazia e libertà, eppure in realtà espressione di valori che sono il loro contrario, fino a negarne l’essenza.
Indubbiamente, comunque la si pensi, si tratta di una voce del dizionario di Scienza Politica che è imprescindibile conoscere per osservare e comprendere la contemporaneità. Ecco tutto ciò che c’è da sapere al riguardo.
Che cos’è il sovranismo?
Definire compiutamente il sovranismo non è cosa agevole come potrebbe apparire. Si può partire dalla radice etimologica e lessicale, che lo intreccia direttamente al concetto di sovranità.
Tralasciando le interpretazioni filosofico-giuridiche molto complesse, la sovranità, secondo il Dizionario di Politica di Bobbio, Matteucci e Pasquino (2016), riguarda l’esercizio del potere di governo che sia diretto, supremo e non derivato. Nell’ordinamento proprio della maggior parte dei Paesi del mondo, sviluppatosi a partire dall’affermazione degli Stati moderni, la sovranità è diretta emanazione delle istituzioni e dunque, almeno nominalmente, del popolo che la esercita attraverso di esse.
Storicamente, il termine sovranismo viene all’inizio coniato per identificare un movimento di liberazione nazionale “dello Stato nello Stato” (si prestava, per intendersi, al caso del Quebec in Canada e della Catalogna in Spagna), ma il significato che negli ultimi anni è venuto ad assumere è profondamente differente: ha assunto una connotazione eminentemente politica più che di qualità giuridica, evidenziando quanto non si possa semplicemente sovrapporlo, tautologicamente, al concetto di sovranità.
Dal punto di vista politico, il sovranismo è stato assimilato anche al populismo o al nazionalismo di matrice xenofoba: si auto-proclama autentico rappresentante del popolo e si abbandona a pulsioni marcatamente anti-immigrazione e contrarie al multiculturalismo, ma non è necessariamente né l’uno né l’altro. Descrive invece una sintesi inedita e peculiare tra i due, tenuti insieme per amalgama rispetto a una particolare interpretazione dell’esercizio della sovranità nel nuovo millennio, legata al popolo e all’ethos.
Il Dizionario Treccani ha recentemente (2017) definito il sovranismo in questi termini: «Una posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovra-nazionali di concertazione».
Le coordinate ideologiche sono adesso sufficientemente chiare: interpretare l’ostilità ai fenomeni di governance della globalizzazione (identificati nelle strutture internazionali, quali l’Unione Europea e il sistema finanziario mondiale), i quali sottrarrebbero sovranità alle nazioni da un punto di vista materiale e valoriale.
L’egemonia politica: l’ideologia dei confini è senza confini
I sovranisti muovono i primi passi nella Russia di Vladimir Putin. Fin dal suo insediamento allo scoccare del nuovo millennio, il Presidente-Zar lavora con metodo per dotare il Paese di una nuova visione geopolitica che possa consentire l’esercizio di un nuovo ruolo internazionale dopo la fine del comunismo. La nuova ideologia commistiona elementi del liberismo, del socialismo e dell’ultra-nazionalismo identitario: è la Quarta Teoria del controverso filosofo Aleksandr Dugin, e sarà il nucleo del sovranismo, ancora in gestazione.
Il nuovo orizzonte russo mette al centro la riconquista della sovranità della politica, della cultura e della identità in opposizione al modello globalista, ed è di immediato richiamo nel resto d’Europa e in America: gli anni della crisi economica, della crisi dei rifugiati e della crisi di identità, che si acuisce in conseguenza delle prime, tracciano solchi profondi tra élite e masse, e abbassano ai minimi termini i livelli di fiducia verso le istituzioni (soprattutto comunitarie).
In questo contesto, in America cresce l’influenza politica della cosiddetta “alt-right”, anche grazie alla formidabile gestione della comunicazione sui nuovi media da parte di strateghi politici come Steve Bannon, ex-consigliere della Casa Bianca e fondatore di The Movement. In Francia si parla di “souverainist”, costola della nouvelle droite animata dal saggista politico Alain de Benoist: essi si presentano come euro-scettici che considerano l’UE un vulnus anti-democratico che attenta all’identità nazionale e alla sovranità popolare.
L’affermazione nel 2012 del rinnovato Front National (ora Rassemblement National) di Marine LePen, che si autodefinisce “sovranista e patriota” e raccoglie questa nuova prospettiva allontanandosi dal neo-fascismo tradizionale, segna l’avvio lento ma impetuoso di quella che sarà una vera e propria valanga elettorale, non solo in Europa.
Il successo della formula politica sovranista e dei leader carismatici che la interpretano è ormai di dimensioni planetarie: dall’elezione di Donald Trump negli USA, di Bolsonaro in Brasile, o di Erdoğan in Turchia, alla Brexit promossa dall’UKIP di Farage, al trionfo del nazionalismo nei paesi di Visegrad, al successo della Lega di Matteo Salvini in Italia.
Ma non si tratta solo di voti: il sovranismo esercita una vera e propria egemonia culturale che influenza la destra moderata (basti pensare al caso del governo austriaco), riscuote un fascino considerevole anche a sinistra (da quello che resta del movimento comunista a soggetti come La France Insoumise) e arriva a lambire addirittura Paesi culturalmente distanti dall’Occidente (e si può citare l’esempio della svolta personalistica e nazionalista di Xi Jinping in Cina e di Narendra Modi in India).
Prende forma una singolare “internazionale dei confini”. Non un’alleanza, piuttosto una saldatura di esigenze politiche variegate ed eterogenee, spesso conflittuale anche al suo interno, ma che dovunque, con diverse intensità, comporta una certa riduzione delle libertà civili, il protezionismo economico e l’isolazionismo culturale.
Il sovranismo cos’è: il passato o il futuro?
Ironia della sorte, negli scorsi decenni si era parlato di “eclissi della sovranità”, che sarebbe stata dispersa verso l’alto, secondo forme più razionali e tecnocratiche di esercizio del potere. La sovranità degli Stati nazionali era stata precocemente derubricata a scoria della storia in via di smaltimento.
Invece i sovranismi, sul punto di spirare perché stretti tra le spinte centrifughe e centripete della globalizzazione, hanno saputo interpretare i processi contemporanei per darsi efficacemente un ruolo politico nuovo: quello di principale alternativa ideologica del liberismo e del liberalismo, candidata a dare rappresentanza politica all’insoddisfazione e il risentimento verso il sistema mondo post-capitalistico a trazione americana. In tal senso, è riuscito infatti a colmare il vuoto lasciato dalla fine delle ideologie, nel contesto della sconfitta storica della sinistra.
E dunque, il sovranismo è sia il presente sia il futuro della scena politica mondiale? Quello dei sovranisti è fondamentalmente sciovinismo declinato alla contemporaneità secondo la semplificazione populista. Un fatto nuovo, nelle sue peculiarità, che tuttavia è già stato visto all’opera in passato, anche se indubbiamente sotto altre forme e altri contesti: ha compresso le libertà, frenato il progresso civile e umano, infranto l’armonia tra i popoli, portando ai drammi del secolo scorso.
Il ritorno di egoismi così marcati e muscolari condizionerà il futuro dell’economia globale e metterà a dura prova le relazioni internazionali, nonché la sostenibilità politica (e forse addirittura antropologica) del sovranismo stesso: la coabitazione di numerosi “primati nazionali”, che certo non rinunciano alla proiezione esterna ma ribadiscono la sussistenza dei limes di ogni tipo, non potrà essere indolore. Quanto saremo, davvero, sovrani?
Luigi Iannone